Prevenire l’Hiv, grazie a Truvada

Prevenire l’HIV in soggetti sani con comportamenti sessuali a rischio. L’Europa ha dato il via libera alla commercializzazione di Truvada, antiretrovirale già usato a scopo terapeutico.

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Si scrive Truvada e si legge prevenzione. Il farmaco era già noto nelle terapie per l’HIV soprattutto negli Stati Uniti dove è stato approvato quattro anni fa, dov’è quindi la novità? Nel fatto che l’Ema – Agenzia europea per i medicinali – ha approvato l’immissione in commercio di Truvada nella cosiddetta PrEP, la profilassi pre esposizione. Per la prima volta in Europa soggetti sani ma con comportamenti sessuali ad alto rischio potranno assumere un farmaco antiretrovirale, a base di emtricitabina e tenofovir disoproxil fumarato,  in maniera preventiva. Entrambi i componenti del medicinale sono inibitori nucleosidici della transcrittasi inversa, enzima prodotto dal virus Hiv e responsabile dell’Aids.

Prodotto in California e commercializzato da Gilead Sciences, Truvada veniva già utilizzato da pazienti sieropositivi per tenere sotto controllo l’Hiv. Ci sono state non poche remore, prima di approvare l’immissione nel mercato europeo. La principale, il timore di una equivoca percezione del farmaco, al punto da indurre all’abbandono dei tradizionali metodi di prevenzione. Sia chiaro, Truvada non sostituirà il primo e più efficace metodo di protezione. Il profilattico non va in pensione, perché il farmaco sarà parte di una strategia globale di prevenzione. E sarebbe un errore pensare che basta una cura a base di questo farmaco per guarire dal terribile virus, perché Truvada, come altri medicinali della stessa categoria tiene sotto controllo l’infezione e impedisce o rallenta altre infezioni associate all’Aids.

Dagli studi condotti sia su soggetti omosessuali che eterosessuali con partner affetti da HIV, è emerso che la somministrazione di Truvada riduce il rischio di contagio dal 42 al 75%. Bastano queste cifre, per convincere il CHMP – Committee for Medicinal Products for Human Use –, l’Ente che si occupa per conto dell’Ema di testare qualità, sicurezza ed efficacia dei medicinali in uso in Europa,  a inviare parere favorevole alla Commissione Europea. Il passo successivo sarà quello degli Stati membri, che dovranno stabilire i costi di commercializzazione e rimborso del farmaco da parte del sistema sanitario nazionale.

L’HIV (Human Immunedeficiency Virus) viene ancora oggi confusa con l’Aids (Acquired Immune Deficiency Sindrome), un tempo ribattezzata come moderna peste, data la pandemia che si è scatenata sin dagli anni ‘80. Se è vero che la seconda ha origine dalla prima, è altrettanto vero che si può avere l’HIV ma non l’Aids. Fu la Francia a registrare il primo caso di contagio in Europa. Il collegamento con la sfera sessuale, così come con l’uso di sostanze stupefacenti (il contagio tra eroinomani, mediante siringa infetta) è forse una delle concause che ancora oggi giustifica il permanere di un’informazione lacunosa in materia. Ciononostante la ricerca non si ferma. Oggi possiamo registrare un sensibile calo nei casi di contagio, anche se resta da fronteggiare il problema dell’accesso alle cure, vera piaga dei paesi in via di sviluppo, dove il tasso di mortalità resta elevato.

Alessandra Maria

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