La commedia teatrale Furlough’s Paradise, scritta dall’autrice statunitense A. K. Payne (A. K. Payne utilizza i pronomi femminili e neutri she/they, ma, data la difficoltà di tradurre il neutro in italiano, nell’articolo verranno utilizzati solo i pronomi femminili), ha vinto il primo premio al Susan Smith Blackburn Prize 2025, un riconoscimento prestigioso per la drammaturgia in lingua inglese, dedicato alle opere di autrici e persone non binarie. L’esistenza di questo premio acquista un significato particolarmente importante in un momento storico come quello attuale, in cui l’amministrazione Trump in America, e i governi di destra in ascesa in tutto il mondo, stanno cercando di erodere i diritti delle identità di genere non conformi e delle soggettività femminilizzate.
Nello spettacolo Furlough’s Paradise troviamo tutto ciò che la destra e il suo elettorato vorrebbero cancellare dall’immaginario comune: le donne al centro di una narrazione, i traumi personali e sociali delle persone afroamericane, il racconto di finzione come strumento per descrivere situazioni reali e quotidiane.
La commedia racconta la storia di due cugine cresciute insieme, ma che da adulte si trovano a condurre le loro vite su binari diametralmente opposti. Sade è in carcere, mentre Mina ha intrapreso una carriera di successo. Il loro destino si incrocia di nuovo quando, dopo la morte di due membri della famiglia, si reincontrano al funerale, che diventa l’occasione per affrontare insieme conflitti irrisolti e traumi del passato. Le loro vicende personali si trasformano nel corso dello spettacolo in un mezzo per esplorare i dolori e le difficoltà di un’intera comunità afroamericana, dilaniata dalla persecuzione razziale e in cui l’essere donne rappresenta un ulteriore elemento di difficoltà.
L’importanza del Susan Smith Blackburn Prize in un mondo ad appannaggio maschile e bianco
Il Susan Smith Blackburn Prize è stato istituito nel 1978, in memoria della drammaturga di cui porta il nome, con l’intento di promuovere le opere teatrali di autrici e di soggettività non binarie, spesso trascurate dai principali premi internazionali. Questi riconoscimenti, infatti, tendono a premiare prevalentemente sceneggiatori e registi maschi e bianchi, e opere che raramente affrontano le storie di persone marginalizzate.
Nel 2011 usciva il documentario Miss Representation, che analizza come, nel mondo del teatro, del cinema e dello spettacolo, la figura dominante sia quella maschile. Gli uomini sono protagonisti in ogni genere, dal dramma alla narrativa avventurosa, dalla commedia al crime, e vengono messe in onda tutte le possibili sfumature individuali. Le donne, invece, sono spesso limitate alla commedia romantica, ritratte in ruoli stereotipati e omologati tra loro. Le soggettività non binarie sono praticamente assenti.
Questa de-rappresentazione è ancora più marcata quando si parla di soggettività che, oltre a essere donne o non-binary, sono anche nere, disabili o transgender. Dinamica che contribuisce, non solo nel contesto della finzione, ma anche nella realtà, a relegare all’invisibilità le persone appartenenti a queste categorie, rafforzando stereotipi e disuguaglianze e limitando opportunità sociali e politiche.
Vedere sul palco o sullo schermo le storie intime e personali di soggettività non conformi offre l’opportunità di abbattere i muri del pregiudizio, consentendo a chi è da sempre relegato nell’ombra di esprimere liberamente i propri sentimenti e pensieri, spesso negati per la presunta inadeguatezza o sconvenienza. Un mondo dello spettacolo che dia voce a queste esperienze può diventare uno strumento potente per promuovere una realtà più inclusiva e aperta.
Trump, Valditara e le parole proibite
A inizio marzo, l’amministrazione Trump ha inviato a istituzioni e uffici pubblici un elenco di parole da rimuovere dai programmi scolastici, dai media, dai siti federali e dagli atti. Si tratta di termini che riguardano le donne, la comunità LGBT+, l’inclusività e i diritti, con l’intento di eliminarli definitivamente dal lessico statunitense. Una decisione paragonabile è stata adottata anche in Italia dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Pochi giorni fa, infatti, il ministero ha inviato alle scuole una circolare che vieta categoricamente l’uso dell’asterisco e della schwa nelle comunicazioni ufficiali, una scelta che giunge dopo che numerosi istituti avevano iniziato a impiegarli per promuovere una comunicazione più inclusiva, nel “rispetto delle regole della lingua italiana”.
Le parole hanno una grande importanza: esse plasmano la mentalità e la società. Decisioni linguistiche come queste non solo ostacolano l’evoluzione della lingua, ma frenano anche il progresso della società stessa. In un contesto storico come quello attuale, premi come il Susan Smith Blackburn Prize e le opere che questo riconoscimento porta alla luce sono essenziali per contrastare il rischio di fossilizzazione o regressione tanto del linguaggio quanto delle dinamiche sociali.