La psicologia del profondo è una branca della terapia che lavora integralmente sull’inconscio della persona, mettendo a nudo i comportamenti più reconditi della mente che non vedono un pensiero razionale nella loro esecuzione.
Psicologia del profondo, la terapia che rivela la nostra incoscienza
Viviamo in un mondo sempre più sensibile, in cui fattori di emotività ed empatia non rappresentano più una debolezza, ma un mondo interpersonale da scoprire e uno strumento indispensabile per la comprensione della mente. “Sensibile” non è più sinonimo di “debole, impaurito”. Scavare dentro se stessi risulta anzi sempre più accettato.
Intraprendere un percorso di psicoterapia non indica più il fatto di essere strano, diverso, da curare. Significa aver scelto consapevolmente che qualcosa nella propria testa si è bloccato, ingarbugliato in una serie di pensieri difficili da districare, con conseguenze dolorose e spesso incomprensibili agli occhi degli altri.
La psicoterapia permette di districare i fili che nel tempo si sono intrecciati dentro di noi. Ma vi siete mai chiesti quali siano stati i nodi che hanno permesso la formazione di questo gomitolo con cui combattiamo ogni giorno?
Qui entra in scena la psicologia del profondo, una branca della terapia che non lavora su come risolvere il problema, ma sul perché quel problema si sia creato: le cause inconsce che ci portano ad adottare specifici comportamenti, provare determinate emozioni, comprendere i motivi per cui nostra mente funziona in un modo che per quanto cerchiamo di capire, risulta ai nostri occhi sempre sbagliata.
La psicologia del profondo è questo: rendersi conto di cosa ha intrecciato quei nodi che adesso fanno così tanto male nella nostra testa.
L’importanza dell’inconscio nella psicologia del profondo
La psicologia del profondo lavora sul piano dell’inconscio: esplora la psiche umana più recondita, ossia tutti i meccanismi, le dinamiche e i comportamenti della nostra mente che non adottiamo consapevolmente. Semplicemente agiamo, senza conoscere il motivo e i pensieri che conducono a comportarci in questo modo.
Analizzare le proprie emozioni e renderle note è una grande esposizione di sé, ma scavare all’interno di quelle emozioni di cui non si conosceva l’esistenza significa decidere di rivoltare se stessi per raggiungere le proprie radici. Non si tirano fuori i motivi che ci fanno provare rabbia, paura, tristezza o gioia: si scoperchiano i meccanismi per cui la nostra mente decide di provare queste emozioni. Perché l’emozione, nella psicologia del profondo, non è altro che la fogliolina finale del processo di sradicamento. Per sradicare un albero non si potano le foglie, si scava sotto terra.
Origini della psicologia del profondo
La struttura principale della psicologia del profondo vede la sua nascita grazie agli studi di tre psicologi principali: Sigmund Freud, Carl Gustav Jung e Alfred Adler. Considerati i pionieri di questa branca della psicologia, le teorie da loro sviluppate hanno portato alla concezione della terapia conosciuta oggi.
Freud, considerato il padre di questa branca della psicologia, concentra lo studio sulla concezione per cui gran parte della nostra “vita mentale”, ovvero l’insieme di pensieri, decisioni e reazioni che mettiamo in atto quotidianamente, dipenda soprattutto dal nostro inconscio, ricolmo di desideri repressi, traumi irrisolti e memorie rimosse. Azione principale per analizzare gli elementi fissati nell’inconscio è l’analisi di sogni, sintomi nevrotici e lapsus della persona, concepite nella sua teoria come le “vie di fuga” adottate dalla mente per rilasciare all’esterno i contenuti inconsci della psiche, in quanto rielaborazioni mentali del vissuto quotidiano.
Jung amplia la visione del suo predecessore, introducendo nella teoria freudiana il concetto di inconscio collettivo, secondo cui il proprio inconscio non sia costituito esclusivamente dalle elaborazioni personali, ma contenga una parte relativa ad archetipi e memorie universali, comunemente condivise dall’intera umanità. Adotta come strumento di lavoro il processo di individuazione: un procedimento che mira alla consapevolezza del proprio essere, vista come l’unica condizione che permette al singolo individuo di raggiungere il massimo del potenziale.
Adler infine fonda la sua teoria sull’importanza di fattori sociali e di comunità, e di come questi siano fondamentali nello sviluppo e comprensione psicologica. Nel suo sistema, il complesso di inferiorità risulta il motore principale dello sviluppo del proprio potenziale: le persone cercano di migliorarsi per compensare una costante sensazione d’inferiorità rispetto agli altri e alla comunità. Relazioni interpersonali e cooperazione risultano essere la chiave principale della sua teoria, in quanto considerate alla base del benessere psicologico di ogni singola persona.
Principali utilizzi della psicologia del profondo
Questo tipo di terapia trova il suo maggior utilizzo nel trattamento di sofferenza psicologica e psicopatologica. Si appresta a una cura specifica di diversi disturbi psichici (depressione, problemi relazionali, disturbi della personalità, alimentari e psicosomatici) e nella gestione di stati eccessivi di ansia (attacchi di panico). Si tratta di una disciplina all’avanguardia che permette all’intelletto di scoprire le parti recondite della mente e sradicare i meccanismi più oscuri dei nostri comportamenti. È un tipo di approccio in completa evoluzione, che vede una crescita costante del suo metodo, integrato dalle scoperte più recenti e dalle esigenze contemporanee dell’umanità.