A Est della città di Gerusalemme, un piccolo gruppo di ultranazionalisti israeliani si è radunato alle porte di quella che, fino a ieri 30 gennaio, è stata per 75 anni la sede dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA). La chiusura arriva tre mesi dopo che il Parlamento israeliano ha approvato le leggi che limitano l’attività dell’ UNRWA. Queste misure rappresentano un duro colpo per l’agenzia, che nella sola Gerusalemme Est assiste oltre 110.000 rifugiati palestinesi.
Il numero sale a centinaia di migliaia se si considera l’intera Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Il divieto minaccia di compromettere la tregua, essendo l’UNRWA canale principale nella fornitura di aiuti umanitari nella Striscia. Philippe Lazzarini, direttore dell’agenzia, sostiene che la sospensione delle attività potrebbe ampliare disperazione e instabilità in un territorio già al collasso.
Alla luce degli accordi, tra Israele e Hamas, l’agenzia dovrebbe assicurare la consegna di circa 600 camion al giorno con aiuti umanitari, ma la proibizione imposta da Tel Aviv rischia di paralizzare questo flusso vitale. Ad ogni modo, quelle adottate, sono due leggi che lasceranno milioni di persone senza aiuto.
La prima vieta l’attività dell’UNRWA all’interno delle “aree sotto sovranità israeliana”, compresa la parte orientale della città di Gerusalemme. Occupata dalla guerra del 1967. Il divieto si estende all’esercizio degli uffici di rappresentanza e alla prestazione di servizi. Mentre la seconda impedisce qualsiasi contatto tra le autorità e l’organizzazione. Impone inoltre ostacoli alla negoziazione dell’agenzia con le banche israeliane, all’ottenimento di trasferimenti finanziari e al pagamento degli stipendi.
La decisione, approvata con 92 voti favorevoli su 120 deputati, segna una svolta radicale e solleva interrogativi sulla legittimità giuridica del provvedimento, in contrasto con la Convenzione generale sui privilegi e le immunità delle Nazioni Unite. Anche se, in realtà, Israele non ha la capacità di porre fine alla missione delle Nazioni Unite in un territorio che non è il suo. Tuttavia, ciò non impedisce ai partiti ultranazionalisti di utilizzare tutti i mezzi a loro disposizione per soffocare l’UNRWA finché il suo lavoro non sarà impedito.
Uno degli effetti immediati delle nuove normative è la confisca della sede temporanea dell’UNRWA nel quartiere palestinese di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme Est. Il 10 ottobre 2024, l’Israel Land Authority ha annunciato la trasformazione dell’area in un insediamento con 1.440 unità abitative destinate ai coloni israeliani.
Sheikh Jarrah è da anni un punto caldo del conflitto israelo-palestinese, con sfratti forzati e continue tensioni tra residenti palestinesi e coloni israeliani. La chiusura della sede dell’UNRWA e la sua riconversione in un insediamento aggravano ulteriormente la crisi umanitaria nella zona.
Che ne sarà dell’attività dell’agenzia delle Nazioni Unite che fornisce assistenza ai profughi palestinesi?
Nessuno ha la risposta, ma le attività dell’UNRWA in territorio israeliano sono state vietate. Così come i contatti tra membri delle amministrazioni israeliane e l’ONU. Sia il Governo palestinese, sia l’ONU che diverse ONG hanno più volte denunciato tali misure adottate dalla Knesset (Parlamento).
Da parte su, Israele motiva il divieto accusando l’agenzia di avere legami con Hamas e di aver preso parte agli attacchi del 7 ottobre 2023. Tuttavia, un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato ad aprile ha evidenziato la necessità di migliorare la neutralità dell’agenzia, ma non ha riscontrato prove concrete di collusione con la milizia palestinese. Nonostante questo, il Governo israeliano ha imposto il veto, obbligando l’agenzia a cessare le sue operazioni e a evacuare i propri edifici entro il 30 gennaio.
Netanyahu non ha ancora commentato come e quando queste leggi verranno attuate nell’enclave palestinese, trasformata in un mare di macerie dopo 15 mesi di pioggia di proiettili e bombe. È una delle aree più densamente popolate del pianeta, con 5.900 abitanti per chilometro quadrato. L’enclave palestinese prima della recente offensiva israeliana era circondata da terra, mare e aria. Inoltre, la popolazione vive sotto la minaccia di picchi di violenza e dipende fortemente dagli aiuti umanitari.
L’UNRWA è stata creata per alleviare la sofferenza dei rifugiati. A differenza di altre agenzie che rafforzano le carenze dei diversi ministeri, essa opera direttamente come tali. La guerra ha paralizzato la vita della popolazione. Negli ultimi 15 mesi sono state sfollate almeno 1,9 milioni di persone, che rappresentano circa il 90% della popolazione. Dal 19 gennaio, giorno in cui è entrato in vigore il cessate il fuoco, cercano di tornare alle loro case.
Hamas ha stimato in “più di 300.000” il numero di palestinesi che sono tornati nel nord della Striscia di Gaza, in seguito all’approvazione, delle truppe israeliane, per il passaggio degli sfollati fuggiti a causa dell’offensiva degli stessi. Molte famiglie sono state costrette a trasferirsi fino a più di 10 volte. Ora ritornano alle loro case di cui, secondo le stime dell’ONU, il 90% è stato distrutto.
L’unica organizzazione in grado di ricostruire Gaza
Nella Striscia di Gaza non c’è edificio che non sia stato colpito e ad oggi è difficile quantificare una stima per la ricostruzione. Tutto sarà soggetto alle soluzioni politiche che saranno adottate. Secondo una prima valutazione, i detriti generati dalle violenze ammontano a 50.773.496 tonnellate . Ricordiamo che sotto il mare di macerie si trovano ancora molti ordigni inesplosi e ad influire sono molteplici variabili. Dal sistema di tubazioni al sistema elettrico, anche il clima mediterraneo di Gaza è un altro fattore da tenere in considerazione.
In questi 15 mesi di conflitto, l’UNRWA ha dimostrato ancora una volta la forza della sua capacità di gestire l’emergenza umanitaria nell’enclave palestinese. In totale hanno 13.000 operatori umanitari e un’infrastruttura di scuole, centri sanitari e uffici di distribuzione umanitaria. Sono loro che possono gestire vari aspetti e dispongono di una rete significativa di strumenti. Tutto questo in un territorio considerato il luogo più pericoloso per il personale umanitario. Dall’ottobre 2023, 272 operatori a Gaza sono stati uccisi.
L’UNRWA gestiva 288 scuole nella Striscia di Gaza, frequentate da oltre 300.000 studenti. Il 95,2% delle scuole sono danneggiate: l’88% degli edifici necessita di una ricostruzione completa. Le scuole, che fungevano anche da rifugi sicuri per gli sfollati, sono state duramente colpite, con il 61,2% degli edifici attaccati durante il conflitto.
Anche la sanità è in condizioni disperate. Solo il 38% dei centri sanitari funziona parzialmente e la metà degli ospedali è gravemente danneggiata se non distrutta. L’UNRWA disponeva di tre centri sanitari e 52 punti medici. Tra le attività svolte vi era la somministrazione di vaccini, la gestione di gravidanze ad alto rischio e il supporto alle emergenze mediche. Con le nuove disposizioni israeliane, queste strutture rischiano di non poter più operare.
Il caso dell’UNRWA è in esaminazione alla Corte Internazionale di Giustizia, che dovrà valutare la legalità della decisione israeliana. È la prima volta nella storia delle Nazioni Unite che un governo decide unilateralmente di ostacolare il mandato di un’agenzia ONU.
La comunità internazionale si trova ora di fronte a un bivio: accettare il veto israeliano, con il rischio di una catastrofe umanitaria, oppure trovare una soluzione per garantire la continuità delle operazioni dell’UNRWA. Sul piano politico, la decisione israeliana potrebbe avere conseguenze di lungo termine, alimentando ulteriori tensioni con le autorità Palestinese e complicando gli sforzi diplomatici per una soluzione negoziata del conflitto.
L’obiettivo finale di Israele è porre fine a qualsiasi processo di pace nella regione. Porre fine all’autodeterminazione del popolo palestinese. Se l’agenzia lascia Gaza, cosa accadrà? La risposta a questa domanda determinerà il futuro di milioni di palestinesi e il destino della Striscia di Gaza nei prossimi decenni.