Con la ventisettesima edizione del Salone del libro di Torino, la parola si fa veicolo d’arte che dialoga della vita, vita che è arte essa stessa.
Il tema del Salone: Le parole tra noi leggere
È finalmente giunto il momento di dare una sbirciata al dietro le quinte della trentasettesima edizione del Salone Internazionale del libro di Torino. In base a quanto emerso nel corso di una presentazione tenutasi presso il Museo dell’Automobile di Torino, la fiera avrà luogo – come di recente consuetudine – al Lingotto Fiere e occuperà l’arco temporale compreso tra il 15 e il 19 maggio 2025.
Obiettivo della nuova edizione sembrerebbe quello di restituire alla parola il suo significato più semplice e più puro, e, proprio perché il più semplice, il più essenziale: la parola altro non è che il mezzo privilegiato dall’uomo ai fini della comunicazione. Movente principale che induce all’utilizzo della parola è, di fatto, la necessità di interagire con l’altro: è nell’atto della comunicazione che si instaura uno spazio di dialogo – condiviso con l’interlocutore – in cui fluttuano idee, sogni, bisogni, desideri, timori, racconti, opinioni, e tutta quella moltitudine di pensieri che abita mente, anima e intelletto.
Il tema del Salone sarà Le parole tra noi leggere. Nel presentarlo, Annalena Balenini, direttrice della rassegna, esordisce così:
Le parole tra noi leggere è il tema della XXXVII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. È un romanzo di Lalla Romano pubblicato nel 1969, ebbe molto successo ed è stato amato e discusso per la sua intima modernità: oggi riprende vita proprio a Torino attraverso questo titolo, che è anche un verso di Eugenio Montale.
E continua:
Riguarda, dal punto di vista letterario, la possibilità di una verità poetica, ma evoca da ogni lato un sentimento più vasto, quello per l’incontro: il tentativo ostinato e allegro di entrare in contatto con il “noi”, usando le parole per conoscere, raccontare, scambiare idee, offrendo uno spazio di dialogo sull’arte ma anche su tutto quello che succede, che riguarda il mondo e quindi ci riguarda. Questo Salone rinnova e omaggia le parole e la particolare materia di cui sono fatte: leggera, precisa, preziosa.
La parola si configura, pertanto, quale mezzo adibito allo scambio e alla condivisione di idee, di valori e di ideali. Imprescindibile risulta l’incontro tra due verità, la verità di chi parla e la verità di chi ascolta.
Elementi indispensabili affinché la connessione tra due universi abbia luogo sono la capacità di ascolto e l’accoglienza dell’altro, il rispetto della sensibilità altrui e, analogamente, delle altrui prospettive. Laddove dimorano giudizio e pregiudizio, non ci sarà mai incontro; al contrario, prevarrà lo scontro. È nell’unire i due “io” nel binomio del “noi” che la parola porta a compimento il suo fine ultimo, facendosi leggera, precisa e preziosa.
Il significato del manifesto: laddove le parole fluiscono libere
Il manifesto dell’edizione allude, mediante la raffigurazione – realizzata da Benedetta Fasson – di due persone che si annodano in un abbraccio, a un momento di intimità e di accoglienza. Il gesto dell’abbraccio figura, di fatto, quale testimonianza del legame tra i due soggetti della rappresentazione, siano essi madre e figlio, fratelli, amici o innamorati. È proprio nello spazio intimo che le parole fluiscono libere, lontane da ogni giudizio.
L’ambientazione della raffigurazione, costituita da uno spazio in cui presenziano una poltrona – animata da scritte – e un tappeto dai colori caldi e dalle fantasie vivaci, diviene, altresì, simbolo del luogo sicuro, rifugio in cui ci si sente liberi di esprimere, attraverso il ricorso all’arte della parola, sé stessi.
Crescere: tra arte e terapia
Sulla stessa scia del libro di Lalla Romano, si colloca l’introduzione – accanto alle precedenti – della sezione Crescere, curata dallo psicoterapeuta Matteo Lancini. La sezione sarà incentrata sulle difficoltà cui vanno incontro, durante la fase di formazione della propria identità, adolescenti e giovani adulti. Si porrà, parimenti, il focus sulle complessità cui, nel relazionarsi con i più giovani, devono far fronte genitori, insegnanti ed educatori.
L’animo del giovane adulto è, assai spesso, animato da un vortice di emozioni. Un individuo consapevole di sé e delle proprie emozioni comunicherà con serenità i propri bisogni all’interlocutore; l’interlocutore, conscio di quei bisogni attuerà comportamenti utili a favorire un dialogo costruttivo, contribuendo a ridurre nell’individuo il senso di solitudine generazionale.
Obiettivo cui, con l’introduzione di questa sezione, si mira è, dunque, quello di infondere negli animi dei più giovani il seme della speranza, la speranza di essere compresi e ascoltati.